Camminiamo tra file diciliegi e alberi di susine, intervallati da distese di spinaci, bietole e insalata. C’è il sole e la terra profuma. Siamo a Chiaiano, nei pressi del ‘belvedere di Cesinelle’, in località ‘Masseria Vignitelli’, all’interno del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli.
L’azienda agricola di Giuseppe Rusciano è un’antica masseria, che aveva un terreno di circa due ettari. Oggi la proprietà è divisa a causa della parcellizzazione della terra, fenomeno che interessa gran parte dei terreni dell’Area Nord di Napoli.
Peppe, coppola in testa e uno sguardo profondo, è chiaianese doc e conosce bene la storia del luogo dove è nato.
Il territorio di Chiaiano ha una vocazione per gli alberi di susine e ciliegie, soprattutto della varietà Recca, poi diffusa nel casertano, perché i chiaianesi avevano terre a Caserta. Prima c’erano molte fabbriche che ritiravano il prodotto e lo lavoravano o lo vendevano altrove, soprattutto dalla Sicilia. La Recca ha una pasta dura resistente. Poi è successo che i prezzi sono crollati e quasi quasi non conveniva più neanche raccoglierle. Ora vorremmo cercare di riprendere e valorizzare la Recca, perché è una tipica eccellenza locale.
Peppe coltiva ciliegie, prugne, pesche, percoche e albicocche, di cui fa anche conserve e confetture. Poi ci sono gli ortaggi.
Cerchiamo di essere più variegati possibile. La produzione maggiore è quella della susina, l’unica che ancora vendiamo anche nei mercati.
Peppe, oltre a partecipare la domenica ai mercatini della Coldiretti e di Campagna Amica e a rifornire settimanalmente un GAS – Gruppo di Acquisto Solidale, anni fa ha aperto un punto di vendita diretta presso la sua azienda.
Oggi al mercato non porto quasi più nulla. Ho cercato di farmi un vestito per la mia misura. Il mercato è fatto per chi vende tutti i giorni e solo in grande quantità, perché il margine di guadagno è poco. Per le piccole produzioni serve la filiera corta. Le difficoltà oggi sono tante. Se pianto senza diserbare, devo zappare e per farlo impiego tre ore di lavoro a mano che non mi saranno mai ripagate con i prezzi del mercato. Se non diserbo, le verdure non sono rigogliose e allora sono meno appetibili per la signora che è abituata a quelle del supermercato. Tutte queste cose il consumatore dovrebbe saperle. Tutti i consumatori dovrebbero fare un piccolo corso agricolo. Ognuno dovrebbe curare un suo orto, così quando va a comprare le verdure capisce il lavoro e la cura che c’è dietro uno spinacio, una bietola, una carota e non chiede più quanto costa la verdura al chilo.
Mentre parliamo, Peppe ci mostra i suoi alberi di pesche, innestati con una varietà antica anni fa.
La gente lamenta il fatto che la frutta non ha sapore, che non è più dolce. Prendiamo ad esempio la pesca: la pesca è come il cellulare, ogni anno ne esce una varietà nuova. Ci sono varietà che vengono dall’America, che sono dure e convengono al produttore e al consumatore perché non marciscono subito. Ora: queste pesche non hanno sapore. Io ho innestato varietà tradizionali antiche, sono più piccole e meno resistenti, però sono dolci. Oggi non è facile neanche trovare le piante per fare gli innesti. Se raccolgo le pesche al punto giusto, mantengono il sapore: farle maturare sull’albero non è la stessa cosa che farle maturare nella cassetta. Per venderle al punto giusto, ne lascio un terzo a terra. Chi glielo spiega alla signora che vuole le pesche saporite a un prezzo stracciato? Poi magari arriva una grandinata e io perdo tremila euro.
Peppe sfronda un radicchioappena raccolto. Togliendo le foglie più esterne ne ricava la parte migliore.
Ovviamente bisogna decidere a monte che tipo di agricoltura vogliamo fare: se vogliamo fare un’agricoltura bella e rigogliosa o meno bella e più saporita. Se somministriamo azoto, questo radicchio diventerà più grande e la crescita sarà veloce. Ma io ho bisogno che le piante crescano lentamente, e quando crescono lentamente sono meno colorate e rigogliose delle verdure che troviamo al supermercato.
Peppe parla delle sue verdure come se parlasse dei suoi figli.
Se le curi in un certo modo, gli levi l’erba e le zappi intorno, loro ti rispondono. Noi cerchiamo di evitare i trattamenti chimici e aumentare la cura; io l’azoto non lo somministro per niente. Un radicchio così lo vendo a un euro. È piccolo ma è sano. Se invece la signora ne vuole uno più grande e rigoglioso, può trovarlo ma mangerà tutto concime, la sostanza è ben poca. Per far capire tutto questo bisogna comunicare quello che si fa.
Peppe è contadino come suo nonno e suo padre. È nato in campagna e ha una vocazione per questo antico mestiere, a cui però ha apportato delle migliorie.
Ho deciso di estendere la produzione e di vendere direttamente in azienda. Oggi non conviene più andare al mercato perché con due ettari siamo troppo piccoli e il mercato è anche saturo di produzioni che vengono da fuori. Ho fatto una scelta di qualità. Oggi mi trovo a coltivare con una filiera cortissima, vendo in azienda quasi il novanta per cento di quello che produco. Nonostante questo, abbiamo delle difficoltà economiche non indifferenti. La gente che vuole comprare bene purtroppo è poca. Il mercato oramai è talmente globalizzato che quello che non c’è lo fanno arrivare da fuori. Coltivo fagioli, noccioline americane che però, comprate al mercato, costano quattro soldi. Ma a chi importa che i miei cannellini non vengono dal Bangladesh?.
Oggi dunque fare agricoltura costa, ma costa ancora di più fare un’agricoltura non trattata. Si deve educare il consumatore, fargli capire le difficoltà di chi coltiva con amore quello che mangiamo.
Recentemente Peppe si è associato con altre sei aziende dell’area nord, dando vita all’Associazione Produttori Ciliegia, per la valorizzazione della ciliegia della Recca. Vogliono re-indirizzare gli altri coltivatori a produrla e i consumatori a comprarla.
Non è bella come quella del banco frigo, ma il suo gusto è inconfondibile. Quest’anno abbiamo fatto la festa della ciliegia di Chiaiano e da un punto di vista ci siamo quasi andati a perdere!.
Peppe è l’unico della zona di Chiaiano ad aver realizzato un punto vendita, un negozio vero e proprio, in azienda. Gli chiediamo come è nata l’idea e come funziona.
Cinque anni fa partirono i mercatini domenicali della Coldiretti, di cui sono associato. Mi trovai al momento giusto, era calzato su di me che sono un’azienda piccola. Dopo un po’ di anni ho deciso di fare il punto vendita.
Il punto vendita si trova a Chiaiano, in via Comunale Margherita, in un locale al piano terra della masseria.
Raccogliamo martedì e sabato, il resto della settimana mi dedico alla terra. Dalla raccolta alla vendita possono passare dodici ore o una giornata. Con il punto vendita il prodotto è freschissimo. Ci tengo ad avere l’azienda a Chiaiano. È una piccola lotta. Io sono nato qua. La discarica ha ucciso l’immagine di questa zona e della Campania tutta, nonostante i controlli e l’etichettatura che noi tutti produttori locali siamo tenuti a rispettare. Io però investo molto con comunicazione, proprio per invertire questa tendenza. Questa terra è sempre stata a vocazione agricola, non ci si è mai fatto altro. Noi usiamo il buon senso, se so che devo raccogliere faccio un trattamento in meno. Però poi lo devo spiegare alla signora che il finocchio ha i pidocchi e che lo deve lavare bene. La gente non vuole fare nulla, vuole le cose pronte, pensa che mi chiedono i friarielli puliti!.
Eppure la presenza della terra su un ortaggio è segno di salubrità. Solo le verdure che crescono in serra, contro ogni rispetto dei cicli naturali e della stagionalità, sono immacolate.
Nei secoli scorsi Chiaiano era un luogo di villeggiatura di Napoli. È ricca di antiche masserie che funzionavano a mo’ di strutture ricettive.
Mio padre mi ha raccontato che anche noi qui ospitammo dei bambini che non stavano bene e avevano bisogno di aria pulita. Il Parco delle Colline avrebbe dovuto creare un sistema in cui noi aziende agricole eravamo il fulcro. Il fatto che non si sia fatto più ha danneggiato anche noi.
Peculiarità dei produttori agricoli di questa zona è che hanno coltivazioni molto diversificate.
Ognuno produce prodotti diversi. Tutto questo ha bisogno di un contenitore, un punto vendita consorziato a Napoli. Questo farebbe rinascere Chiaiano. A noi basterebbe già arrivare a Napoli. Noi applichiamo tutte queste buone pratiche, ma la pubblicità negativa ci rema contro. Credo che la terra dei fuochi non esista, credo sia stata una grande speculazione mediatica, contro Napoli e contro la Campania tutta.
Peppe, con la sua passione spontanea di chi da quando è nato ha impiegato una vita a fare sempre la stessa cosa, ci ha spiegato molto. Proviamo ad andare ancora più in profondità. Perché invece che al supermercato dovrei venire a comprare da te? Mi guarda e sorride.
Per fare l’agricoltore, ci vuole vocazione e forza psicologica, non ci sono orari. La differenza tra chi coltiva come me e la grande distribuzione sono io.
Ecco la scheda della Masseria Rusciano!
Scopri gli altri luoghi della mappa urbano/rurale!
Segnala un luogo da aggiungere alla mappa!
















