La seconda puntata di “Storie di verde”, la rubrica di urbano/rurale, è dedicata all’Orto Botanico di Portici, in via Università 100.

Nel 1873, nell’ambito del progetto della Scuola di Agricoltura, fu inaugurato nei giardini della Reggia di Portici l’Orto Botanico. La sua cura, fino al 1877, fu affidata al professore Nicola Pedicino, primo titolare della cattedra di botanica.
L’attenzione dei Borbone per il verde porticese è un fatto ben accertato. Fin dall’8 agosto 1738 il marchese di Salas, in nome del re, scriveva all’architetto Antonio Medrano per sottolineare l’importanza dei giardini della Villa di Palena e del Palazzo Caramanico, assi portanti del progetto complessivo della Reggia. E il 12 dicembre 1738 incaricava Medrano di progettare un nuovo giardino, con l’aiuto dell’ingegnere don Roque Joachin de Alcubierre. Si chiedeva un Parterra a la Francese, con fitti agrumeti. In un lettera dell’ 11 marzo 1739 si parlava di fontane, statue e giochi d’acqua “così come a Versailles”. Cruciale il lavoro del giardiniere maggiore Francesco Geri, forse il vero creatore del giardino.
Pedicino diede finalità didattiche all’Orto Botanico che inglobava il Giardino Soprano, un quadrato di 7.400 metri quadrati, e il Giardino Segreto, un rettangolo di 1.550 metri quadrati. Ebbe una certa cura per il valore monumentale dell’ambiente. Nel 1875 venne edito il primo catalogo dei semi prodotti in loco.
(Oggi la collezione comprende 4.000 esemplari di 1.000 specie, di tutto il mondo. Le più importanti sono quelle dei cactus e quelle venute dai deserti africani, che hanno trovato vita ideale tra le lave vesuviane).
Un grande giardiniere: Michele Ceraso
A confermare la fama dei giardinieri porticesi, Michele Ceraso nel 1873 fu premiato con medaglia di bronzo all’Esposizione di Orticoltura a Napoli per aver realizzato un lampadario rustico e tre mobili con coni di diversi pini. Fu solo il primo di molti onori. L’anno dopo ottenne l’argento, così come alla mostra di Caserta del 1879.
Ferdinando De Simone, il primo laureato
Vale la pena di affidare alla memoria il nome del primo laureato porticese, nel 1875, anno in cui 14 iscritti conclusero il corso di studi. Si chiamava Ferdinando De Simone, poi insegnò alla Scuola pratica di Agricoltura ad Altamura e scienze naturali a Portici. Nel 1877 Luigi Trama si laureò anche in scienze fisiche e naturali, e in medicina; esercitò la professione medica a Torre Annunziata. Nel 1879 fu il turno di Salvatore Veneruso.
Una ravennate, la prima donna
La prima laureata a Portici fu Francesca Pirazzoli da Conselice (Ravenna), poi insegnante a Montepulciano e all’Istituto internazionale dell’agricoltura di Roma. La prima straniera a concludere il corso di studi fu la russa Maria Petrowa, da Mosca, nel 1917.
Il primato della seta
Nel 1874 il professore Moldo Montanari avviò un corso di bachicoltura all’Agraria, dove veniva alleva una rara specie giapponese di baco da seta. Il corso fu affidato poi a Berlese, che lo tenne per 11 anni; dal 1920 fu continuato da Anna Foà, espulsa nel 1938 perché ebrea. L’iniziativa era conseguenza della vocazione di Portici alla seta (la cattedra venne soppressa e riattivata solo a metà degli ultimi anni ’80 da Elio Lucchese, seguito da Giuseppe Russo e Rosa Priore De Simone).
C’è pure la Scuola dei contadinelli
Il primo febbraio 1875, nei locali della vecchia scuderia e su terreni nel parco superiore della Reggia, cominciò a funzionare la Scuola convitto per contadinelli voluta dal Comune, la cui apertura era stata decisa il 12 novembre 1871. Dodici alunni, dieci dei quali iscritti a titolo gratuito, seguirono le lezioni teorico-pratiche di un prefetto-istruttore. A fine anno si raggiunse il numero di 22 iscritti, grazie all’arrivo di dieci studenti irpini. Il 16 aprile 1882, con regio decreto, la Scuola dei contadinelli fu trasformata in Scuola pratica di agricoltura della Provincia di Napoli. Anche il vicino convento di Sant’Antonio ebbe nuovi luoghi di studio, a partire dal 1876. Alla Scuola tecnica, già dotata di tre corsi regolari e fornita di sala di disegno e di un gabinetto di fisica e chimica, si aggiunsero una scuola pubblica domenicale di disegno e una serale di musica.
La visita di Luigi Settembrini
A fine agosto del 1875 venne a Portici un grande patriota e letterato, Luigi Settembrini, l’autore di Ricordanze della mia vita. Nato nel 1813, sarebbe morto un anno dopo il suo soggiorno vesuviano. A Portici soggiornava da qualche tempo il figlio Raffaele con la famiglia. Il 30 luglio Settembrini gli aveva scritto da Casamicciola: “Ci fa piacere che i tuoi bambini stiano bene e godano a Portici: lasciali godere e crescere. A te lo strapazzo dell’andare e venire non fa male, sebbene ti dia noia: infine ne sentirai giovamento a la salute che vuole moto e moto. Per tua regola sappi che il vapore parte ogni mattina da Napoli alle 3 e viene qui verso le sei. Il giovedì e la domenica, oltre di questa partenza, ce n ‘è un’altra alle 9 del mattino, e si viene qui verso le 12”.
La Mostra Agraria
Il 29 agosto 1875, nella spianata del bosco inferiore e nelle sale ai due lati della Reggia, fu inaugurata la prima Esposizione del Concorso agrario regionale, presente il principe ereditario Umberto di Savoia che dopo visitò Pietrarsa. Il sindaco di un paese vesuviano s’inginocchiò per baciargli la mano, Umberto lo fermò dicendo: “Alzatevi, un uomo si deve prostrare solo avanti a Dio”. I giardinieri porticesi ebbero modo di dimostrare la loro bravura, esponendo cesti profumati e allestendo uno spettacolare tappeto di fiori. Il più apprezzato fu appunto Michele Ceraso.
Il tappeto di fiori
La tradizione nacque al tempo del re Carlo, quando i giardinieri borbonici realizzavano tappeti di fiori misti a foglie lungo i viali che univano la Reggia al porto del Granatello. Ciò accadeva soprattutto in occasione della visita di ospiti di riguardo. Ben presto l’omaggio venne esteso al Patrono San Ciro, nella processione di maggio. Marcel Pellet, in Naples contemporaine, descrisse quelle del 1892: “Nelle strade dove passa una processione i ricchi proprietari di Portici, di Resina o di Torre del Greco fanno talvolta disegnare col gesso, sul selciato davanti alla loro casa, un tappeto di ghirlande di fiori e di frutta. In un’ora, cinquanta metri quadrati sono ricoperti di sabbia colorata e di petali interi, il cui effetto non è meno piacevole; ma il minimo colpo di vento basta per cancellare questi tappeti sparpagliando nell’aria una nuvola di fiori“.
(Stanislao Scognamiglio, in uno dei Quaderni porticesi curati da Giuseppe De Simone, tracciò la storia di questa bella tradizione. Chi scrive ricorda soprattutto quello grande e variopinto realizzato in via Naldi. Dopo il passaggio del Santo, i ragazzi si esibivano nella corsa nei sacchi. Il tappeto fu appuntamento fisso fino agli ’70, poi l’usanza decadde. La rilanciò a fine anni ’70 proprio De Simone, già assessore, storico di Portici).
L’orto Botanico oggi
Dell’impianto originario dei giardini rimangono oggi le opere architettoniche: cassoni per le piante, muri di cinta, busti marmorei e fontane, aiuole specializzate, vasche con piante acquatiche e la Serra Pedicino.
L’esposizione botanica è organizzata per distribuzione geografica e tipologie ambientali: vi si allevano conifere, flora del Mediterraneo, magnolie e piante provenienti dal Centro e Sud America, dall’Australia e dal Sudafrica; altre sono di origine euroasiatica. La Serra Pedicino, restaurata nel 2000, ospitava una collezione di piante epifite e ora è oggetto di riqualificazione tecnica per un nuovo allestimento espositivo. Una struttura in pietra accoglie la Primula palinuri, endemica in Campania, Basilicata e Calabria.
Adiacente al giardino storico e all’ombra dei lecci, il giardino delle felci è uno degli angoli più suggestivi dell’Orto. Poco discosto un palmeto ospita venticinque diverse specie ed esemplari di Plumeria e di Grevillea robusta.
La serra delle “succulente” è una perla dell’Orto: vi si coltivano oltre 400 specie provenienti dai deserti africani e americani (Cactaceae, Aizoaceae, Euphorbiaceae, Didieraceae e Apocynaceae). Su tutte spiccano gli esemplari carpelliferi e staminiferi di Welwitschia mirabilis, pianta desertica perfettamente adattata nell’Orto botanico. Notevoli le rare Cicadee, un gruppo comparso sulla terra 150 milioni di anni fa e molto diffuse nell’era dei dinosauri. In bacheche trasparenti sono coltivate piante dette carnivore; in realtà, sono insettivore. Numerose le felci arboree, frequenti nell’età del carbone, oltre 300 milioni d’anni fa.
Al verde strutturato ed antropico del giardino storico, si contrappone la natura quasi selvaggia del bosco circostante, intitolato al botanico napoletano Giovanni Gussone. Il bosco è un’estensione del museo vivente rappresentato dall’orto botanico come luogo di studio, monitoraggio ed osservazione di formazioni spontanee di vegetazione mediterranea.
L’Orto botanico e il bosco insieme costituiscono un eccezionale documento di una cultura museale in cui si uniscono le qualità del museo scientifico, del giardino storico e del sito archeologico.
Scopri la scheda dell’Orto Botanico di Portici!
Scopri gli altri luoghi della mappa urbano/rurale!
Segnala un luogo da aggiungere alla mappa!
