Tramonti, mare e monti uniti dalla bici

Staff Agritettura, 30 Marzo 2026

Napoli Rurale

Napoli Pedala è arrivata a Tramonti quasi per caso, seguendo il nastro d’asfalto della randonnèe che da Napoli si arrampica verso la Costiera Amalfitana. Era una di quelle giornate in cui il mare sembra vicino ma l’aria sa di bosco e di terra bagnata. La salita, lunga e silenziosa, ci ha portati dentro un paesaggio diverso da quello delle cartoline: non la Costiera affollata delle spiagge e degli alberghi, ma quella dei terrazzamenti, dei muretti a secco, delle vigne che disegnano le colline. È lì che abbiamo incontrato l’associazione ACARBIO.

L’incontro a Tramonti

«Qui non è solo una tappa di passaggio» ci dicono Enzo ed Antonio, anime e pilasti di ACARBIO, mentre appoggiamo le biciclette accanto all’orto comunitario. «Per noi è un laboratorio a cielo aperto. Terrazzamenti, semi antichi, giovani che tornano o arrivano qui da tutta Europa: è il nostro modo di tenere vivo questo territorio.»

Intorno a noi file di piante, strumenti da lavoro, cartelli che raccontano storie di varietà locali. Il paesaggio terrazzato, che a molti appare solo come sfondo delle vacanze, qui diventa il centro di un racconto diverso: quello di chi lo cura ogni giorno, lo studia, lo difende dall’abbandono.

«La Costiera è conosciuta per il turismo, ma noi proviamo a raccontare un’altra dimensione» prosegue. «Non solo consumo veloce del territorio, ma tempo, relazione, cura. È quello che, in fondo, voi chiamate turismo slow

“Persone, tradizione e natura insieme”

Lo slogan di ACARBIO ci colpisce subito perché parla la stessa lingua che da anni proviamo a usare anche a Napoli: riportare persone, tradizione e natura insieme. Per questo decidiamo di fare qualche domanda in più.

Che cosa significa, per voi, tenere insieme queste tre parole?

«Significa partire dalla comunità» rispondono. «I terrazzamenti, i muretti a secco, i semi del pomodoro Fiascone, tutto questo non esiste senza le persone che li hanno costruiti e che li mantengono. Tradizione non è qualcosa di fermo nel passato; è un sapere che si rinnova, anche quando arrivano giovani volontari dall’estero con il programma European Solidarity Corps.»

Ci mostrano i semi del pomodoro Fiascone, una varietà quasi scomparsa, recuperata e reintrodotta grazie a una rete di contadini custodi. «Questi semi non sono solo agricoltura» spiegano. «Sono memoria. Sono una risposta all’abbandono del territorio. Se un terrazzamento torna a produrre, torna ad essere curato, e questo protegge anche dal dissesto idrogeologico.»

E allora ci rendiamo conto che la nostra randonnèe non è solo una sfida sportiva: è una linea che collega una grande città a un territorio fragile, che resiste proprio grazie a chi lo abita e lo lavora.

Dalla bici al territorio: il turismo slow

Parliamo di turismo, inevitabilmente. Come appare il flusso turistico della Costiera agli occhi di chi vive nell’entroterra, lontano dalle luci delle località più note?

«Il turismo veloce vede la Costiera dal finestrino. Arriva in auto o in bus, si ferma poche ore, consuma il panorama. Il turismo slow, invece, ha bisogno di tempo e di silenzio. Chi arriva in bici, a piedi, con curiosità autentica, è più disposto a fermarsi, ad ascoltare, a partecipare. Qui a Tramonti, e in tutto l’entroterra, è questo il tipo di presenza di cui abbiamo bisogno.»

Per noi è un terreno comune immediato: il cicloturismo come forma di accesso lento ma concreto, che permette ai cittadini di una grande città di raggiungere luoghi di pregio ambientale in modo sostenibile. La randonnèe che da Napoli porta fin qui dimostra proprio questo: la distanza non è così grande come sembra, se cambia il modo di attraversarla.

La bici ti costringe a guardare diversamente. Vedi di i dettagli, senti le pendenze, distingui i profumi, ti fermi a parlare. Non è solo una questione di emissioni in meno, è un modo diverso di stare nei luoghi.

«Esatto» ci rispondono. «E per noi questo significa educazione ambientale vera: non un discorso teorico, ma un’esperienza vissuta. Quando i giovani volontari lavorano nell’orto, quando un ciclista si ferma a chiedere cos’è questo pomodoro o perché i muretti sono fatti in un certo modo, sta avvenendo un pezzo di educazione. Il territorio diventa aula, ma senza banchi.»

Il Bike Corner e la bicicletta come strumento sociale

La conversazione scivola naturalmente sul tema bici, quando ci raccontano del progetto Bikeable e del loro Bike Corner.

«Abbiamo iniziato a raccogliere biciclette non più usate» spiegano. «Le ripariamo e le mettiamo a disposizione di volontari e giovani del territorio. Per molti di loro la bici è il primo strumento di autonomia: possono muoversi, raggiungere i campi, partecipare alla vita comunitaria, senza dipendere dall’auto o dai mezzi.»

C’è qui una convergenza fortissima: la bici come chiave di accesso a territori marginali e a opportunità nuove, soprattutto per chi ha meno risorse. Non è solo un mezzo ecologico: è un pezzo di giustizia sociale, di inclusione, di libertà. La mobilità sostenibile non finisce in città. Ha senso solo se costruisce connessioni: tra quartieri e mare, tra città e aree interne, tra chi abita e chi arriva.

«Per noi», aggiungono da ACARBIO, «queste connessioni sono fondamentali. Se un ragazzo di Napoli può arrivare qui in bici, dormire magari in una struttura diffusa, lavorare qualche giorno nell’orto, partecipare a un progetto di volontariato, non è solo turismo: è scambio, è comunità che si allarga.»

La Costiera come “giardino di casa” per chi vive in città

A questo punto, la domanda viene spontanea: cosa può significare, per i cittadini di una metropoli come Napoli, avere a portata di pedale un territorio come la Costiera Amalfitana?

Rispondono con semplicità: «Significa cambiare prospettiva. Per molti la Costiera è un luogo speciale ma distante, legato alle vacanze, alla macchina, al traffico, ai costi alti. Pensarla come un giardino di casa, raggiungibile con un treno più bici, o con percorsi cicloturistici strutturati, vuol dire trasformare il rapporto tra città e natura.»

Parliamo dei benefici concreti: salute fisica, benessere mentale, tempo di qualità all’aria aperta. Ma anche qualcosa di meno evidente: la possibilità di sviluppare un senso di appartenenza che non si ferma ai confini urbani.

«Se chi vive in città percepisce questi luoghi come parte del proprio orizzonte quotidiano» riflettono, «sarà più disposto a difenderli. Scoprirà che i terrazzamenti non sono solo uno sfondo, ma un sistema fragile che va preservato. Il turismo slow funziona anche così: crea alleanze tra chi arriva e chi resta.»

L’idea del percorso della Randonnée di Napoli, ha colto esattamente questa dimensione: immaginiamo itinerari che partendo dalla città si spingono fin su al Valico di Chiunzi sui Monti Lattari e si affacciano sulla Costiera. Itinerari che non cercano solo la performance sportiva, ma soste, incontri, racconti. Ogni tappa può diventare un laboratorio di educazione ambientale: visita all’orto, racconto del Fiascone, osservazione dei muretti a secco, esperienze con i volontari internazionali e poi meravigliosi ristori con cucina etnica.

Un’alleanza tra città e aree interne

Come vede, ACARBIO, una possibile collaborazione strutturata con il mondo del cicloturismo?

«Ci immaginiamo scambi regolari» dicono. «Gruppi di ciclisti che arrivano non solo per una volta l’anno, ma per percorsi tematici: sulla biodiversità, sui paesaggi terrazzati, sulla memoria rurale. Potremmo costruire insieme format di educazione ambientale in bici, rivolti a giovani di Napoli, con tappe qui a Tramonti e in altri borghi  e nelle 13 contrade in cui è suddiviso il paese.»

Da parte nostra, proponiamo l’idea di una “linea verde” tra Napoli e la Costiera: non solo una traccia GPS, ma un progetto condiviso che unisce mobilità sostenibile, turismo slow, educazione ambientale e sostegno alle realtà locali. Una sorta di “corridoio ecologico-culturale” a misura di pedale.

«L’obiettivo, concordiamo, è proprio quello: riportare persone, tradizione e natura insieme. La bici, in questo, è soltanto il mezzo; il fine è creare una nuova relazione tra la città e i territori che la circondano.

Rimontando in sella per affrontare la discesa verso il mare, abbiamo la sensazione che questa randonnèe abbia aperto una porta. Non si tratta più solo di passare: si tratta di tornare, di costruire, di mettere in dialogo due mondi che spesso si ignorano, pur essendo a poche ore di pedalata l’uno dall’altro.

Inoltre la possibilità di  rendere quest’esperienza alla portata di tutti con, magari una bici a pedalata assistita e l’opzione di intermodalità arrivando a Salerno, per il ritorno in treno, crea ampi spazi per allargare le potenzialità del cicloturismo nelle aree rurali della Costiera.

In quella distanza percorsa lentamente, tra Napoli e Tramonti, tra traffico urbano e silenzio dei terrazzamenti, intravediamo un pezzo di futuro possibile: una rete di connessioni leggere, fatte di biciclette, persone e luoghi che imparano a riconoscersi.


Enrico Di Giugno è un project ed event manager con esperienza nella progettazione di identità visive, contenuti digitali ed eventi culturali e sportivi. Collabora con l’associazione Napoli Pedala e con Bicycle House per la gestione degli eventi/tour in bici.

Napoli Rurale è un progetto finanziato dalla Regione Campania con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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