Se “googli” le parole “trekking in Campania” vedrai subito apparire sul browser le immagini iconiche dei Monti Lattari a strapiombo sul mare oppure il cono del Vesuvio immerso fra le ginestre. Eppure, a Napoli l’avventura comincia molto prima di lasciare la città. Inizia lungo il profilo delle antiche pedamentine, si arrampica sulle rampe storiche che collegano la costa alle alture del Vomero e sfocia nelle oasi verdi di Posillipo e dei giardini reali. Un cammino urbano unico, dove il profumo del mare incontra il respiro della storia a ogni gradino.
Il trekking urbano non è una semplice passeggiata in centro: è un’attività dinamica che viaggia su terreni mutevoli, dal basolato scivoloso all’asfalto, dalle scalinate in pietra di tufo fino al terriccio dei parchi cittadini. Per viverlo al meglio senza affaticare schiena e articolazioni, la scelta delle scarpe è fondamentale.
Ecco un guida pratica per individuare le calzature ideali da mettere ai piedi per esplorare le aree più rurali della città.
Scarpa da trekking leggero o trail running
L’errore più comune quando si affronta un itinerario urbano-rurale è scegliere uno dei due estremi:
- Lo scarpone da montagna tradizionale: troppo rigido, pesante e soprattutto caldissimo sull’asfalto o sul basalto. Riduce la sensibilità del piede sugli scalini e affatica rapidamente le gambe. A lungo andare, con le temperature elevate, si rischiano serie abrasioni della pelle: la formazione delle vesciche è assicurata.
- La sneaker a suola piatta: questo tipo di scarpa non offre nessun ammortizzamento per i lunghi percorsi e la suola liscia può trasformare il basolato storico in una pista da pattinaggio. La conseguenza più negativa dell’utilizzo di questa scarpa è l’avere una postura scorretta durante la camminata che può causare dolori alla zona lombare della schiena.
La soluzione ideale è una scarpa da trekking bassa (low-cut) o una scarpa da trail running con un ammortizzamento medio. Entrambe offrono la flessibilità di una scarpa da ginnastica, ma con la trazione e la stabilità di una calzatura da montagna.
Le 3 caratteristiche chiave da cercare
A. I materiali della Suola
I basoli in pietra lavica e i sanpietrini possono essere estremamente scivolosi, specialmente con l’umidità del mattino o dopo una pioggia leggera. Molti trekking urbani a Napoli si svolgono attraversando strade letteralmente scavate nel tufo dall’elevata pendenza, i cosiddetti “canaloni” frequenti nelle zone collinari di Sanità e Montesanto: qui il sole entra difficilmente e l’acqua ristagna anche dopo parecchi giorni dalla pioggia trasformandosi in un film viscido.

Si consiglia pertanto di scegliere una suola in gomma ad alto grip con una mescola tipo Vibram, Contagrip, Continental etc e una tassellatura non troppo profonda. Tasselli troppo aggressivi, infatti, possono essere utili per i ghiaioni, il fango oppure l’erba alta, ma risultano instabili sulle pavimentazioni lisce tipo cemento e pietra.

B. I materiali dell’intersuola per il giusto ammortizzamento
L’asfalto e i gradini in pietra non assorbono l’impatto dei passi come fa il terreno di un bosco.

I materiali dell’intersuola devono bilanciare ammortizzazione (per l’impatto ripetuto sulle superfici dure) e stabilità torsionale (per non storcere le caviglie sulle fughe dei basoli). Esistono diversi tipi di materiali: dalla tradizionale EVA che offre un buon assorbimento degli urti ma una resa scarsa nel tempo, alle ultime innovazioni tecnologiche come la E-TPU diventato ormai uno status symbol del nuovo “runner” e “trail runner”. Ogni tipologia presenta caratteristiche specifiche di ammortizzazione e durabilità che si adattano a contesti e terreni differenti. Ecco un riepilogo dei materiali oggi in commercio.
- EVA tradizionale (Etilene Vinile Acetato): l’assorbimento degli urti è elevato e risulta estremamente soffice al primo impatto con il suolo. Con l’uso prolungato tende a schiacciarsi e a perdere progressivamente la sua resa elastica. Per il contesto urbano può risultare una buona scelta per passeggiate brevi e pianeggianti; tuttavia, la sua eccessiva morbidezza la rende poco stabile e stancante quando si affrontano gradinate ripide o salite impegnative.
- PU (Poliuretano compatto): l’assorbimento degli urti è medio ed offre una risposta più rigida ma al contempo elastica. È un materiale che non subisce deformazioni permanenti nel tempo, mantenendo inalterata la sua forma originale. Assicura un’ottima stabilità sulla pavimentazione sconnessa del centro storico, anche se il peso leggermente superiore della calzatura si fa sentire nei lunghi tratti in salita.
- E-TPU / TPU Espanso: l’assorbimento degli urti è eccellente, sfruttando il caratteristico effetto “molla” che garantisce un elevato ritorno di energia a ogni passo. Risulta particolarmente resistente e duraturo anche dopo molti chilometri macinati sull’asfalto. È la soluzione ideale per chi percorre lunghi tratti pianeggianti o con pendenze moderate.
- Intersuola Ibrida a Doppia Densità (EVA + Inserto TPU): l’assorbimento urti è ottimizzato attraverso una giusta combinazione fra la morbidezza della mescola nella zona del tallone e una struttura più sostenuta a livello dell’arco plantare. Protegge efficacemente la pianta del piede da asperità, pietre appuntite e pavimentazioni sconnesse. Rappresenta la scelta migliore in assoluto per esplorare a fondo la città, offrendo il giusto mix di supporto e ammortizzazione tra i saliscendi dei vicoli e la ripidità delle celebri scalinate partenopee.

C. I materiali della Tomaia: Traspirabilità versus Impermeabilità
Scegliere la scarpa giusta significa trovare il perfetto equilibrio tra la durata dei tessuti esterni e il microclima che si crea all’interno della calzatura quando la temperatura sale o il percorso si fa ripido.
In un clima caldo-temperato come quello campano, l’uso di una scarpa impermeabile durante un trekking urbano presenta pro e contro ben precisi. Per il trekking urbano a Napoli in primavera/estate è preferibile una tomaia in mesh traspirante rispetto alla membrana impermeabile in Gore-Tex. Il Gore-Tex tende a trattenere il calore e sotto il sole partenopeo la scarpa può trasformarsi in una vera e propria sauna durante le salite più impegnative ed a contatto con il basolato rovente. Se invece si sta programmando un’uscita autunnale / invernale e si vuole tenere il piede asciutto anche sotto le piogge torrenziali, che sono diventate sempre più frequenti alle nostre latitudini, si consiglia la scarpa impermeabile in Gore-tex.

Un’alternativa vincente alle due soluzioni è rappresentata da una scarpa senza membrana ma con trattamento DWR (Durable Water Repellent). Il DWR è un rivestimento idrorepellente applicato al tessuto esterno che fa scivolare via le gocce d’acqua e l’umidità dell’erba mattutina, lasciando però la maglia del tessuto del tutto libera di “respirare”.
Altri consigli utili
Come scegliere il numero corretto: Per scegliere il numero corretto di una scarpa da trekking, la regola d’oro è semplice: la scarpa da trekking deve essere di mezza misura o una misura intera in più (circa 0,5 – 1 cm) rispetto al numero di scarpe da città. Durante una camminata, soprattutto in discesa, il piede tende a scivolare leggermente in avanti e a gonfiarsi per via dello sforzo e della circolazione. Se viene calzata la taglia abituale, si rischia di battere le dita contro la punta, provocando dolorosi ematomi o la perdita delle unghie.
Per essere certi del numero, esiste un metodo pratico da effettuare prima dell’acquisto:
- Indossa i calzettoni tecnici da trekking che intendi usare abitualmente, non i calzini corti o sottili da città. Lo spessore fa una grande differenza.
- Estrai il plantare interno dalla scarpa, appoggialo a terra e mettici sopra il piede con la calza. Devono avanzare tra gli 8 e i 12 mm (circa la larghezza di un dito pollice) tra la punta del tuo dito più lungo e il bordo della soletta.
- Infila il piede nella scarpa slegata e spingi le dita dei piedi in avanti fino a farle toccare leggermente la punta (senza piegarle). Nel retro, tra il tuo tallone e lo schienale della scarpa, deve passare un dito indice.
- Allaccia saldamente la scarpa, soprattutto nella zona del collo del piede e del gancio del tallone. Cammina su una superficie inclinata verso il basso o su una rampa. Le dita non devono assolutamente toccare la punta della scarpa. I negozi da trekking più forniti e professionali posseggono delle rampe appositamente studiate per effettuare questa prova.
- Fai la prova a fine giornata perché i piedi tendono a gonfiarsi naturalmente con il passare delle ore. Provando le scarpe nel tardo pomeriggio riprodurrai la condizione del piede dopo qualche ora di cammino.
- Valuta anche la larghezza della pianta: Oltre alla lunghezza, controlla che la pianta non stringa troppo ai lati. Molti brand producono modelli a pianta stretta (es. La Sportiva), media (es. Scarpa) o larga (es. Meindl, Altra, Keen). Ultimamente è sempre più in voga la calzatura barefoot che segue la vera forma anatomica del piede. Tale tecnologia permette alle dita di aprirsi in ventaglio ad ogni passo, garantendo stabilità naturale senza costringere l’alluce ad una innaturale torsione.
Usa calzini tecnici: evita il cotone semplice, che trattiene l’umidità e causa vesciche. Opta per calze da trekking traspiranti con rinforzi sul tallone e sulla punta. Un ottimo materiale è la lana merinos che risulta molto più traspirante ed evita i cattivi odori.
Fai il “rodaggio”: Avete mai provato ad usare scarpe nuove da trekking in città? Soprattutto se la tassellatura è accentuata, la suola risulterà molto scivolosa in quanto i tasselli devono ancora “fare la faccia” che significa consumare quel primissimo strato di gomma superficiale chimicamente trattato per far emergere la mescola pura sottostante. Attraverso i primi chilometri di cammino l’attrito con il terreno (soprattutto asfalto, ghiaia o roccia) consuma la pellicola liscia di distaccante e la superficie del tassello si gratta impercettibilmente, creando una micro-rugosità. La mescola con il passare del tempo acquista la sua naturale capacità di “aggrapparsi” al terreno, consentendo al tassello di deformarsi e fare presa correttamente.
Stesso discorso vale per l’adattamento della forma al piede: per evitare la formazione delle vesciche, molto comuni nel retro-tallone, causate dallo sfregamento della pelle sui bordi della tomaia ancora rigidi, si consiglia di effettuare uscite iniziali brevi che non superano l’ora di cammino.
Tutto chiaro? Ora siete pronti nella scelta della giusta scarpa da utilizzare nella prossima serie di eventi che Napoli Rurale vi proporrà fra settembre e novembre del 2026!
Fonti
Come scegliere le scarpe da trekking e non sbagliare | 4camping.it
Cos’è L’intersuola Di Una Scarpa Da Trekking? Scegli Il Supporto Giusto Per La Tua Avventura – 3515
Le migliori scarpe per il trekking urbano: camminare in città
Scarpe da trail adatte alle escursioni in montagna – Top4Running.it
Cos’è L’intersuola E Quali Funzioni Svolge? Scopri La Chiave Per Il Massimo Comfort Del Piede – 3515
A-TPU, la nuova “super mescola” che cambia le regole del gioco – The Running Club
Vesciche dietro al tallone: come evitare che si formino
Guida alla scelta delle scarpe da trekking | DF Sport Specialist
Differenza delle scarpe barefoot da quelle tradizionali


Napoli Rurale è un progetto finanziato dalla Regione Campania con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.