Carmine di Guida e Casaputana: un’antica bellezza che resiste, attraverso le ciliegie

Francesca Saturnino, 10 Marzo 2026

Agristorie

Fin dai tempi antichi, Chiaiano è famosa per la produzione di ciliegie. Oggi il maggior produttore di ciliegia della Recca della zona è Carmine Di Guida, proprietario della Masseria Casaputana, a pochissima distanza dalla zona ospedaliera di Napoli.

Carmine è un produttore diretto e conduce un’azienda a gestione familiare.

Lavoro con mia mamma, mio padre con i suoi insegnamenti, mia sorella e mio cognato. Sono l’unico ad avere cinque ettari tutti insieme, purtroppo nel napoletano non si trovano più. Faccio tutto io: innesto, mi occupo di piantumazione e potatura. Provo i miei prodotti: se non mi piacciono, non li porto a termine.

Quella della Recca è una ciliegia dalle molte proprietà, antiossidante e resistente, a volte dura fino a luglio. Non è l’unico prodotto speciale di Carmine.

Ho la malizia, la ‘mulignana riccia’, prugne e albicocche.

Carmine ci racconta che la spesa al dettaglio è molto poca rispetto a quanto si potrebbe.

Purtroppo il mio mercato di riferimento è la grande distribuzione, dove non riesci a prendere più di un euro e cinquanta al chilo, quando poi a conti fatti la produzione ti viene a fare anche di più. Lavoriamo per un costo bassissimo.

Il problema più evidente di quest’area è che non è né conosciuta né pubblicizzata.

Forse non si vuole far conoscere, se non per le cose brutte. Veniamo sempre discriminati, ci potrebbe essere una rinascita. Pensa che solo la mia terra è grande quanto il Parco di Capodimonte. Pensa all’estensione della Selva di Chiaiano. Noi abbiamo il vero polmone verde di Napoli. Questa è Napoli. Non lo vogliamo riconoscere ma perlomeno pubblicizziamola. Abbiamo varietà in via di estinzione che con la mia azienda riesco a sostenere: la mela annurca, la ciliegia della Recca, la ‘prevetarella’, la ‘prugna pazza’. Ho università anche del resto d’Italia che mi chiedono gli innesti. Ho avuto il problema della discarica a pochi metri, ma per fortuna non prendiamo acqua dalle falde. Fare un pozzo a duecentocinquanta metri costerebbe un patrimonio.

Casaputana è una delle più antiche masserie della zona. Per capire l’importanza storica, oltre che naturalistica, di questo luogo, basta ascoltare Natalino Mele, lo zio di Carmine. Natalino è uno studioso, un grande conoscitore della sua – della nostra – storia. Parla con parole antiche, di storie antiche.

Casaputana e il Tirone hanno origine nell’epoca Romana Classica, nel I a.C.. Cicerone, console ricchissimo, aveva diverse ville, a Roma, a Fondi, a Pozzuoli. Su questa collina aveva una casa di campagna, in latino ‘casa putana’, ovvero casa povera, di contadini. Sempre Cicerone comprò al mercato uno schiavo di origine cipriota, esperto e acculturato. Per lui costruì una villa a poca distanza da qui.

Si dice infatti che Tirone vi organizzò la più grande e splendida azienda agricola dell’Impero romano, con una produzione di vini così immensa da riempire le navi di Baia ed esportare il suo prodotto in tutto il Mediterraneo, continua il signor Mele.

 Vuol dire che questa è una collina che risponde bene alle esigenze di un’agricoltura intelligente. Tirone organizzò vigneti così grandi che Cesare, tornando dall’Oriente, fu invitato da Cicerone a passare qualche giorno nella sua tenuta di campagna: riuscì a farvi sistemare le tende per cinquemila soldati.

Questa collina, dall’epoca preromana, presenta una fertilità unica, di origine vulcanica: la terra porosa trattiene l’acqua e la fornisce all’occorrenza. Mele ci spiega che prima dei Greci e i Romani qui c’erano gli Osci, una popolazione contadina locale poverissima, che non sapeva usare le armi, e che fu sottomessa da Greci e Romani. Qui c’è ancora un loro cimitero.

«L’archeologia su questa collina è stata delinquenziale. Non è protetta da nessun ente statale, che dovrebbe invece provvedere a mantenere i ricordi della nostra storia. Tombaroli e contadini hanno preso pezzi di ville romane per fare stalle e altro. Oggi, con il passaggio del gasdotto, invece di recuperare hanno praticamente buttato all’aria la villa del Tirone di Cicerone».

Zio Natale ci spiega anche la storia delle ciliegie.

Mentre le città costiere dovettero abbandonare il loro territorio a causa delle invasioni barbariche, qui non si è mai interrotta la presenza umana. Questa collina dà da mangiare. Quando in Oriente scattarono le persecuzioni dei monaci a causa della lotta iconoclasta, intere comunità monastiche, dalle montagne dell’Anatolia (attuale Turchia e Grecia) presero i barconi e arrivarono sulle coste di Napoli. Il vescovo di Napoli, invece di fare tante ‘tarantelle’ inutili intorno agli immigrati, diede ordine di accoglierli nelle masserie quasi abbandonate. Non era gente incolta. Avevano un’esperienza agricola eccezionale. Soprattutto i monaci basiliani.

La parola cerasa viene dal greco, ed è tramite i monaci che questo frutto, che ancora oggi, nonostante tutto, identifica l’area agricola di Chiaiano, arrivò qui.

I monaci portarono cultura, hanno insegnato a leggere e scrivere ai contadini, hanno fondato monasteri. Su questa collina ce ne sono almeno quattro abbandonati: Pietra Spaccata, Il Salvatore che sta nel canalone di Pianura dove c’è ancora insediamento per la raccolta delle acque. Ha ragione Carmine: qui per fare un pozzo ci vuole un patrimonio. Raccogliere l’acqua piovana è un’arte: è un’opera d’ingegneria. Ce lo hanno insegnato i romani prima e i basiliani dopo.

Questa terra ha da insegnare molte cose: è una terra fertile dove anche le pietre parlano.

La via tagliata nel tufo che saliva quassù si chiama via greca. Tutte queste cose, perché non raccontarle ai napoletani o ai bambini delle scuole? È una cosa meravigliosa sapere che io calpesto una storia infinita della quale posso essere anche oggi protagonista. Perché lotterò contro la discarica, cercherò di collocare i prodotti della terra, cercherò di integrare il reddito dei contadini con un turismo che invade il centro storico ma che dovrebbe venire anche qui sopra. Lavorare la terra è pesante, è bellissimo e non rende tanto. Venite a godere di questa terra meravigliosa!

Scopri gli altri luoghi della mappa urbano/rurale!

Segnala un luogo da aggiungere alla mappa!

Francesca Saturnino, classe 1987, è critico teatrale, giornalista, insegnante. Scrive su quotidiani nazionali e riviste (Il manifesto, Il Mattino, Doppiozero, Espresso Napoletano). La sua  passione sono le interviste, per scovare storie, personaggi, luoghi desueti e raccontarli mantenendone viva la memoria.

Restiamo
in contatto

Per contribuire al progetto, segnalarci degli eventi o metterti in contatto con noi, compila il form e ti ricontatteremo presto.

    © Agritettura 2.0 - 2025. Tutti i diritti riservati.