Il nome Camaldoli viene da ‘Campus Maldoli’, dal Conte Maldolo che, intorno all’anno 1000, fece donazione di questa area ai monaci benedettini, fondatori dell’Ordine Camaldolese, che abitarono la collina. Ma i Camaldoli sono abitati fin dall’epoca dei Greci, che chiamarono il monte ‘Ermo’ in onore del tempio ‘Ereion’ costruito dedicato a Era.
I Romani lo chiamarono poi ‘monte Prospecto’ ovvero ‘ad prospectum mari’: di fronte al mare. Esisteva infatti una complessa rete viaria che nell’antichità collegava Napoli con Pozzuoli e Cuma. L’asse principale di quest’antica rete viaria era la via ‘Puteolis – Neapolis per colles’ (risalente almeno al V a.C.). Detta nel Medioevo ‘Antiniana’, tale via, dopo essere discesa dal Vomero, passava per Agnano, ed è ancora rintracciabile nelle arcate in mattoni ritrovate durante la realizzazione della stazione Salvator Rosa della Linea 1, visibili nel piazzale antistante la stazione.
I Camaldoli sono a poca distanza dal centro della città di Napoli, eppure usufruiamo troppo poco di questa bellezza. L’hanno compresa e amata, invece, i soci di Agrifoglio, un’associazione di volontariato che da oltre dieci anni si occupa di recupero, sistemazione e gestione di spazi verdi per fini didattici ed educativi, sulla collina dei Camaldoli.
Ci si arriva in poco tempo, meglio se in auto, muovendosi dalla zona ospedaliera. Da quando il Parco dei Camaldoli è (di nuovo) chiuso, arrivare da queste parti con i mezzi pubblici è ancora più difficile.
Ci siamo andati qualche anno fa di sabato mattina: ci sono dei volontari che prendono le misure per ampliare l’orto sinergico nato al posto di rovi e spazzatura. Ci accoglie Leonardo Dell’Annunziata, co-fondatore e anima dell’associazione: ingegnere, lavora per rete ferroviaria italiana e da oltre dieci anni dedica tutto il suo tempo libero a questo luogo.
«La mia passione è l’attività nel verde e in natura. Circa quindici anni fa ho conosciuto Francesco Luccio, ex presidente dell’associazione. È stata una vera folgorazione: una persona eccezionale in cui ho ritrovato la mia passione per l’ambiente e per il sociale con i soggetti dai disagi più disparati».
L’associazione nasce nel 2007 quando Leonardo, Francesco Luccio e ad altri volontari decisero di proseguire l’attività di volontariato ambientale già radicata in questo luogo.
«Questo posto nasce per l’aspetto visionario di Francesco Luccio, che ci venne la prima volta quando il luogo era invaso da rifiuti di ogni tipo: spazzatura, persino carcasse di auto, e vegetazione spontanea che ricopriva gran parte di quest’area. Abbiamo iniziato un’attività di recupero e pulizia, restituendo a questa terra la bellezza che si può godere ora e realizzando opere ingegneria naturalistica per proteggere le scarpate e i lati più esposti per i ragazzi che venivano qui».
L’attività in natura produce benefici in particolare dal punto di vista relazionale, in primis sui volontari, oltre che sugli altri. Questo è stato uno stimolo importante.
Abbiamo usato quest’approccio con minori a rischio e in area penale, come i ragazzi del carcere di Nisida. Anche dove c’era un confronto difficile, man mano che le attività procedevano la relazione cresceva e si rafforzava. Con loro abbiamo creato la ‘Ghiandaia’, ripristinando uno degli antichi sentieri che porta a Soccavo. Il nome non è un caso: la Ghiandaia è detta anche sentinella del bosco e questo sentiero è stato ripristinato dopo il grande incendio che distrusse gran parte della collina dei Camaldoli qualche estate fa. L’attività che ci ha gratificato maggiormente negli ultimi anni è quella con i centri di salute mentale.
Oltre al sociale, l’associazione lavora con scolaresche di ogni ordine e grado di Napoli, svolgendo attività di educazione ambientale sia nell’area botanica dell’associazione ai Camaldoli o, laddove è possibile, stesso nelle loro sedi con attività di recupero, piantumazione e creazione di semenzai.
Educazione ambientale per noi non è solo spiegare delle cose ma sporcarci le mani insieme.
L’area curata da Agrifoglio si estende su circa un ettaro di terreno, che in questi dieci anni è stato recuperato e valorizzato grazie al lavoro di numerosi volontari, tra cui botanici e professionisti di ogni genere che trascorrono molto tempo qui. Ci sono varie aree tematiche, tra cui il ‘giardino delle farfalle’ dove, grazie alla biodiversità della flora dei Camaldoli (macchia mediterranea, bosco di castagno, cave di tufo) è possibile osservare farfalle tipiche della zona mediterranea e non solo. All’orto tradizionale, di recente, si è aggiunto un orto sinergico.
Per mostrare ai ragazzi la differenza delle due tecniche orticole.
C’è poi uno spazio dedicato all’apicoltura: a detta di Leonardo, questo mondo sociale fantastico delle api appassiona i ragazzi oltremodo.
I Camaldoli sono un’oasi di biodiversità anche per quanto riguarda l’avifauna: gheppi, falchi, corvi imperiali, picchi, passeri, allocchi, civette. Sul versante di Soccavo – così detto perché si trova ‘sub cava”, ovvero sotto le numerosissime cave di tufo e piperno con cui i Romani lastricarono la via Appia – l’associazione ha costruito una stazione di inanellamento.
Sistemiamo alcune reti che non fanno male. Nella notte gli uccelli si fermano lì. Noi li prendiamo e gli mettiamo degli anelli nelle zampette. Questo ci permette di effettuare il monitoraggio dell’avifauna, sia stanziale che di passo, e avere informazioni dirette sullo stato di salute degli uccelli e quindi indirettamente anche dell’ambiente nel quale questi vivono.
L’associazione si auto sostiene.
Abbiamo la fortuna di fare tutti un altro lavoro, la nostra è un’associazione di volontariato puro. Non abbiamo bisogno di molti mezzi economici. Anzi: uno degli elementi che ci caratterizza è la gratuità degli eventi che organizziamo. Qualche volta partecipiamo a dei bandi per realizzare progetti che ci permettono anche di rinnovare i nostri attrezzi, senza gravare troppo sul contributo volontario dei nostri soci.
Questo posto ha un’importanza naturalistica notevole perché permette di effettuare delle attività anche di tipo scientifico, agricolo, sportivo per esempio il trekking urbano in un posto nel quale non ti sembra di essere in città. A pochi metri dal centro storico hai a possibilità di immergerti in un ambiente salubre che è un vero e proprio museo naturalistico a cielo aperto.
L’Agrifoglio è aperto al pubblico diversi giorni a settimana dai volontari che fanno ordinaria manutenzione, si può godere della bellezza del luogo e fare attività che gratificano corpo e spirito.
Personalmente ci vengo da quindici anni, e ogni volta è come se fosse la prima volta. In ogni stagione, in ogni temperatura, con ogni scenario. Ogni volta si ripresenta in una modalità nuova. Una mattina arrivi e trovi un falco posato su un albero, un altro giorno trovi un riccio ferito, magari proprio da quello stesso falco. Ci sono osservazioni e emozioni sempre nuove che si rinnovano. Il pregio di quest’area e complessivamente del Parco Urbano dei Camaldoli è quello di fornire un polmone verde notevole alla città. Il Parco Urbano dei Camaldoli è centotrentasette ettari, quello di Capodimonte centoquindici: questa di fatto è l’area verde più grande di Napoli. I suoi benefici per fortuna sono indipendenti dall’intervento dell’uomo ma la possibilità di poterne fruire a pieno con l’apertura del Parco e l’utilizzo dei cittadini sarebbe auspicabile e costituirebbe veramente un volano di sviluppo per tutta la zona.












