Masseria Cortile Grande: un agriturismo e una fattoria didattica in città

Francesca Saturnino, 21 Luglio 2026

Agristorie

La Masseria Cortile Grande si trova a Chiaiano, a dieci minuti di macchina dalla zona ospedaliera; a piedi ci si arriva senza problemi dalla metropolitana di Piscinola. Quando arriviamo c’è odore di origano appena sgranato, nelle botti del cortile tutte le tinte del viola raccontano la vendemmia del giorno prima.

La Masseria s’inserisce nell’antichissimo sistema delle masserie che dal Cinquecento – in alcuni casi sin dall’epoca greco/romana – interessa tutta la zona collinare di Napoli. Lo stemma all’ingresso è datato 1764 e sappiamo per certo che qui nel 1799 si addestravano le truppe dell’esercito della Repubblica Partenopea.

Franco, cinquantenne, è nato qui; quando ci parla della sua terra gli brillano gli occhi.

Sono un coltivatore diretto. Lavoriamo la campagna di padre in figlio. I primi atti della masseria sono datati 1870. Un pezzettino di terra alla volta, siamo arrivati ad avere questo terreno. Una quindicina di anni fa abbiamo ristrutturato le antiche stalle e abbiamo costruito piccola azienda multifunzionale, diversificando le attività.

Oltre alla campagna e all’allevamento di bestiame, la masseria ha una fattoria didattica e un piccolo ristorante/agriturismo che serve piatti rigorosamente a centimetro zero. Franco ci porta a fare una passeggiata nella sua terra.

Questa è la classica masseria di tipo seminativo arborato. Ci sono piante di basso fusto e a terra broccoli, patate, finocchi, bietole. Anche colture e innesti antichi come le torzelle o le prugne profumate, una varietà dolcissima rispetto a quelle che troviamo nei mercati o supermercati, e ancora la “prugna pazza”, la “San Raffaele”, la ciliegia della Recca, tipica di questa zona. Vendo al dettaglio in masseria o ai supermercati del napoletano. Le persone che vogliono un cibo sicuro e controllato vengono in campagna a ritirare la merce, non solo da Chiaiano ma da tutte le zone di Napoli.

Franco ha un amore smodato anche per i suoi animali, che sono i veri abitanti stabili della masseria: capre, pecore, mucche, cavalli ed Emma, un’asinella di una razza particolare che viene dall’Appennino lucano. Poi tacchini, galline, maiali, conigli. Qui la chimica è solo quella di Madre Natura.

Concimiamo con lo sterco degli animali, Per noi gli scarti sono riciclo, non produciamo spazzatura di alcun tipo. Medicine, medicine, medicine; qua a forza di medicine si finisce dritti al Pascale. Qui abbiamo due ettari di terra al centro al paese. Durante l’anno qui si alternano fino a cinque persone, tutte di famiglia, nelle aziende agricole è la cosa migliore. E poichè oggi non si guadagna più in campagna, diversificando le attività riusciamo a vivere. Noi non abbiamo orari, notte e giorno sono la stessa cosa, se deve partorire una mucca, io vado anche all’una di notte. So far partorire una capra, una mucca, l’ho visto fare quand’ero piccolo dai miei genitori, che a loro volta l’avevano imparato dai loro genitori. È una cosa di discendenza.

Franco, con la fattoria didattica, da anni promuove educazione ambientale con le scuole di tutta Napoli.

Ho capito che almeno il cinquanta per cento delle persone oggi, tra bambini e adulti, non sa nulla della campagna. Tutti sono abituati a riconoscere la frutta del supermercato, la vedono pulita e lucida e per loro quella è la migliore. Magari gli servi a tavola delle noci grezze e pensano che siano sporche. Mangiano con gli occhi, non col sapore. Ci sono state feste pranzi in cui ho servito prugne profumate o torzelle e i clienti rimasti sconvolti dai sapori che hanno provato.

A Chiaiano ci sono moltissime masserie rurali, spesso abbandonate ma quella di Franco è una vera e propria azienda multifunzionale.

«Per fare agriturismo per prima cosa devi avere i fabbricati rurali per farci stanze, cucine, aule per i bambini. Potrebbero farlo tutti qui, ma bisogna investirci, crederci, fare pubblicità con le scuole, essere serio e credibile sul territorio. Sai che significa, in un mondo in cui tutto cambia e non vale più la parola, il fatto che io dia la mia disponibilità per accogliere cento bambini? Oggi che parola ci sta?».

Fino a quindici anni fa questa masseria era chiusa al pubblico.

Vendevamo solo al mercato ortofrutticolo, ma lì ero costretto a vendere la mia materia prima sottocosto. Aprire la masseria al pubblico ha significato avere il riconoscimento del lavoro di un anno intero, giorno per giorno, attraverso il contatto con le persone. Ogni giorno c’è qualcuno che viene e scopre questo posto. La gente arriva soprattutto con il passaparola.

Franco ci racconta delle difficoltà ad operare in questa zona; lui vorrebbe fare altro ancora, molto di più.

Nell’area nord attualmente ci sono molte idee ma non ci sono finanziamenti. Penso che nella zona della Selva di Chiaiano e del Parco delle Colline potrebbero esserci centinaia di posti letto e turisti ogni giorno. La città non usufruisce di quest’area perché non c’è promozione né pubblicità. Il Parco è abbandonato a sé stesso. Per me bisognerebbe aiutare le masserie con finanziamenti mirati, inserire i giovani che vogliono lavorare; potremmo integrare tre/quattro giovani per masseria. Io gestisco una piccola masseria ma il mio sogno sarebbe farlo in grande. Potrei avere dieci, quindici giovani con me così da trasmettere loro il mio lavoro. La campagna non sarebbe più in rovina e all’arrivo dell’estate non dovremmo più correre a spegnere gli incendi. Quando ero piccolo si facevano le fascine per accendere i forni, in questo modo si puliva il sottobosco. Lo Stato potrebbe darci in concessione altri pezzi di terra, noi potremmo manutenerli e farci delle attività legate all’ambiente, alla natura, all’agricoltura. Siamo a mezz’ora dal centro di Napoli, siamo in città. Abbiamo duemila ettari di Selva abbandonata.

Un’estensione enorme, quella dei terreni nella zona collinare di Napoli – da Soccavo a Capodimonte – che nei secoli passati era proprietà degli ordini monastici o dell’aristocrazia napoletana. A causa della parcellizzazione delle terre dovuta alle spartizioni avvenute poi tra gli eredi, questi terreni sono stati divisi e in gran parte dei casi oggi restano incolti. Poi, a partire degli anni Ottanta, con la promessa di condoni e nuove edificazioni, molti proprietari espropriarono contadini e coloni. Ora quelle terre sono nel migliore dei casi piene di rovi, o addirittura discariche abusive.

La masseria di Franco è nel centro di Chiaiano ma non avverte i danni dell’urbanizzazione. Quando gli chiediamo se abiterebbe mai nella città cementificata o nel tessuto denso e compatto del centro storico, la sua risposta è perentoria.

Non sono mai vissuto in città. Che ci stai a fare seduto in poltrona? Io non ci so stare: devo andare a vedere gli animali, i cani, le pecore che belano, i conigli che hanno partorito. In città io non mi ci vedo proprio.

Ci viene da pensare più o meno la stessa cosa mentre, alla fine di una bella giornata all’aria aperta, facciamo ritorno nello smog del centro storico di Napoli. Fortuna che Chiaiano è molto più vicinadi quello che sembra..

Ecco la scheda di Masseria Cortile Grande!

Scopri gli altri luoghi della mappa urbano/rurale!

Segnala un luogo da aggiungere alla mappa!

Francesca Saturnino, classe 1987, è critico teatrale, giornalista, insegnante. Scrive su quotidiani nazionali e riviste (Il manifesto, Il Mattino, Doppiozero, Espresso Napoletano). La sua  passione sono le interviste, per scovare storie, personaggi, luoghi desueti e raccontarli mantenendone viva la memoria.

Restiamo
in contatto

Per contribuire al progetto, segnalarci degli eventi o metterti in contatto con noi, compila il form e ti ricontatteremo presto.

    © Agritettura 2.0 - 2025. Tutti i diritti riservati.