Gli escursionisti del Grand Tour tra la Solfatara e il Vesuvio

Claudio Sannino, 29 Dicembre 2025

Napoli Rurale

L’area vulcanica che abbraccia Napoli, dominata dall’imponente sagoma del Vesuvio e animata dal bradisismo dei Campi Flegrei, non è solo un patrimonio geologico ineguagliabile, ma è anche il palcoscenico di una storia millenaria di viaggi e scoperte. Da secoli, questi luoghi attraggono viaggiatori e studiosi.

Il Cratere Ieri e Oggi: Un Ponte Temporale

Oggi, milioni di turisti e appassionati di escursionismo percorrono i sentieri che si snodano attraverso il Parco Nazionale del Vesuvio e l’area dei Campi Flegrei. Essi, spesso senza saperlo, seguono le tracce lasciate da giovani aristocratici e intellettuali europei che intraprendevano il Grand Tour tra il XVIII e il XIX secolo. Sebbene l’equipaggiamento sia cambiato — dai muli alle moderne scarpe da trekking — lo spirito che anima l’ascensione resta identico: il desiderio di confrontarsi con la forza primordiale della natura, di osservare fenomeni geologici unici e di godere di panorami indimenticabili. L’articolo che segue esplora come l’esperienza vulcanica, da rito di passaggio elitario, si sia evoluta nell’escursionismo accessibile e scientificamente informato dei nostri giorni.

L’Ascesa Mistica: Il Vesuvio nel Grand Tour e il Culto del Sublime

Per i viaggiatori del Grand Tour – il viaggio formativo d’obbligo attraverso l’Europa—Napoli era spesso l’ultima, e forse più eccitante, tappa. E nessun viaggio a Napoli era completo senza l’ascesa al Vesuvio. La visita non si configurava come una semplice escursione, ma come un’esperienza quasi mistica, un confronto diretto e totalizzante con la forza primordiale della natura, un’espressione perfetta del concetto estetico del Sublime.

Il Richiamo del Vulcano

Sebbene l’eruzione del 79 d.C. fosse l’evento storico più noto—reso attuale dagli scavi di Ercolano e Pompei—il Vesuvio era un vulcano attivo e imprevedibile. Le sue eruzioni regolari, come quelle spettacolari del 1794, del 1822 o del 1855, fornivano ai viaggiatori uno spettacolo terrificante quanto affascinante. Osservare la lava incandescente, le nuvole di fumo e percepire il tremore della terra erano prove tangibili della potenza della geologia, un campo di studio allora in piena espansione.

L’Escursione Storica e l’Impresa Personale

All’epoca, l’ascesa era assai più ardua di oggi. I viaggiatori, spesso vestiti in modo inadeguato e muniti di torce o lanterne, affrontavano le pendici a piedi o a dorso di mulo, ingaggiando guide locali chiamate “ciceroni” per orientarsi e garantire la sicurezza. Raggiungere la cima, spesso in notturna per ammirare le colate laviche rosseggianti che illuminavano la notte, era considerato un segno di coraggio, di profonda curiosità scientifica e di resistenza fisica. Era un rito di passaggio.

Testimonianze Letterarie e Pittoriche

L’impatto emotivo era così forte da generare innumerevoli testimonianze. Figure come Johann Wolfgang von Goethe, che descrisse il vulcano nel suo Viaggio in Italia, o Lord Byron, ne documentarono il fascino. I loro scritti e i dipinti commissionati dagli stessi viaggiatori immortalavano il contrasto tra il paesaggio lunare, desolato e sulfureo del cratere e il verde rigoglioso delle pendici inferiori, creando una narrazione visiva che promuoveva il fascino del Golfo di Napoli in tutta Europa.

Salita al Vesuvio litografica acquerellata di Giacomo Lenghi in raccolta di costumi Napoletani – Napoli, Calvi 1854

Il Contrasto Urbano-Rurale e la Fuga dalla Città

L’esperienza del Grand Tour in Campania era profondamente definita dalla dialettica tra la vita urbana e quella rurale/selvaggia. La vivace e caotica Napoli, una delle metropoli più grandi d’Europa all’epoca, era il punto di partenza, l’epicentro del bon ton e delle antichità. I viaggi verso il Vesuvio e i Campi Flegrei rappresentavano una fuga programmatica dalla civiltà e dai suoi comfort per cercare l’autenticità e il Sublime nella natura incontaminata o distruttiva.

La Fascia Suburbana Vesuviana

Il percorso iniziava abbandonando il lusso delle residenze cittadine e delle ville nobiliari e attraversando la ricca fascia suburbana vesuviana. Qui, la terra vulcanica, pur minacciosa, era la fonte di una straordinaria fertilità, garantendo raccolti abbondanti, in particolare i celebri vitigni (il Lacryma Christi) e gli ortaggi. Questo paesaggio agricolo era il primo, affascinante, contrasto con la caoticità urbana.

L’Incontro con la Popolazione Locale

Per gli intellettuali, l’incontro con i contadini, i pescatori e le guide locali, che vivevano in simbiosi con la forza del vulcano, aggiungeva un elemento di esotismo e di studio della vita semplice e resiliente, in netto contrasto con le corti e i salotti da cui provenivano i viaggiatori. Le guide vesuviane, in particolare, erano figure chiave, intermediarie tra il mondo colto del viaggiatore e la conoscenza pratica del territorio.

Il Simbolismo del Viaggio

La risalita era quindi anche un’esperienza sociale e geografica che intersecava diversi strati della società e del paesaggio, culminando nell’ambiente primordiale del cratere. La discesa segnava il ritorno alla civiltà, portando con sé la consapevolezza della grandezza e della fragilità dell’esistenza.

Fonte: Viator

Il “Forum Vulcani”: La Solfatara e i Campi Flegrei

Se il Vesuvio rappresentava la potenza esplosiva, i Campi Flegrei—e in particolare la Solfatara di Pozzuoli—offrivano un’esperienza vulcanica più subdola, tellurica e misteriosa, ma non meno affascinante.

I Campi Flegrei, dal greco phlegraios (ardente), sono un’ampia caldera caratterizzata da fenomeni vulcanici secondari come le fumarole, le sorgenti termali e il bradisismo (l’innalzamento e l’abbassamento lento del suolo).

La Solfatara nel Grand Tour

Chiamata dagli antichi Romani “Forum Vulcani” (Casa del Dio Vulcano), la Solfatara era considerata una porta per gli Inferi o, quantomeno, un luogo in cui la cortina tra il mondo dei vivi e quello sotterraneo si assottigliava. I viaggiatori del Grand Tour erano attratti dai suoi fenomeni spettacolari e curativi:

Fumarole e Geochimica

Getti di vapore sulfureo ad alta temperatura che creano l’odore penetrante di “uova marce” (solfuro di idrogeno) e depositano cristalli di zolfo, attirando l’interesse dei naturalisti e dei geologi che cercavano di catalogare e comprendere i fenomeni terrestri.

Fangaia Bollente

Pozze di fango ribollente, create dalla condensa del vapore acqueo vulcanico e dalla pioggia, che offrivano uno spettacolo visivo e acustico inquietante.

Proprietà Curative

Fin dall’antichità, le “stufe” (piccole grotte naturali) venivano utilizzate per cure termali grazie alle proprietà benefiche dei vapori per le vie respiratorie e la pelle, aggiungendo un elemento di benessere al viaggio e connettendo la scienza moderna alla tradizione antica.

L’Effetto Sonoro

Un’esperienza unica, spesso citata nei diari, era battere il piede o lanciare una pietra sul terreno della Solfatara: il suono cavo che ne derivava suggeriva la presenza di vuoti sotterranei o la “comunicazione” con la fornace vulcanica sottostante, suscitando grande meraviglia e speculazioni.

Il Contesto Mitologico e Storico-Archeologico

La visita ai Campi Flegrei non era solo geologica, ma profondamente intrisa di storia e mito. Siti come il Lago d’Averno (mitologica porta dell’Ade e luogo visitato da Enea), le rovine romane di Baia (luogo di otium imperiale) e l’Anfiteatro Flavio completavano il quadro della grandezza e del mistero della natura e dell’antichità campana. Il Grand Tour univa così l’ammirazione per l’archeologia classica con l’osservazione scientifica della natura attiva.

Fonte: bid.conceptgallery

L’Osservatorio Vesuviano e la Nascita della Vulcanologia

La presenza di vulcani attivi e in eruzione costante fece della regione di Napoli una culla per la nascente scienza della vulcanologia e della geologia.

Lo Sforzo Borbonico

Il Regno di Napoli, sotto i Borbone, diede un contributo cruciale. Nel 1841, Ferdinando II delle Due Sicilie istituì l’Osservatorio Vesuviano, il primo istituto di ricerca vulcanologica del mondo. Questa struttura, posizionata strategicamente sulle pendici del vulcano, fu un punto di riferimento fondamentale per scienziati provenienti da tutta Europa.

La Misurazione e la Catalogazione

L’Osservatorio non solo studiava i fenomeni eruttivi, ma forniva anche un punto di accoglienza e supporto per i naturalisti internazionali. L’analisi dei gas, delle rocce e della sismicità permise di gettare le basi per la comprensione scientifica dei processi magmatici, trasformando l’osservazione estetica in conoscenza empirica.

Il Ruolo dei Viaggiatori

I viaggiatori del Grand Tour fungevano, seppur involontariamente, da catalizzatori per la diffusione di queste scoperte. Molti erano studiosi amatoriali o collezionisti, che riportavano campioni di roccia e relazioni dettagliate alle accademie europee, alimentando il dibattito scientifico sull’origine del pianeta e sulla potenza delle forze geologiche.

Escursione al tramonto con l’associazione Metadventures

L’Eredità dell’Escursionismo Oggi

Oggi, l’escursionismo in quest’area mantiene intatto lo spirito di scoperta, ma si svolge con una consapevolezza geologica e storica molto più profonda, grazie ai progressi scientifici in parte nati qui.

L’Accessibilità e i Sentieri

A differenza dei percorsi faticosi e rischiosi del passato, i sentieri moderni sono ben curati e regolamentati (come i 11 sentieri del Parco Nazionale del Vesuvio), rendendo l’esperienza accessibile a un pubblico vasto. Le guide vulcanologiche locali, eredi dei “ciceroni”, offrono oggi un’esperienza arricchita da dati scientifici aggiornati sulla storia eruttiva e sulla gestione del rischio.

Il Geoturismo e la Sicurezza

La visita a siti come la Solfatara o il Gran Cono si inquadra oggi nel geoturismo, dove l’osservazione della natura si lega all’educazione ambientale e al tema cruciale della sicurezza in aree a rischio sismico e vulcanico. I visitatori di oggi apprezzano il panorama non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua importanza geologica globale.

Il Golfo di Napoli rimane un luogo dove l’urbano e il selvaggio convivono in un equilibrio dinamico e spettacolare. L’escursionismo moderno permette di rivivere le emozioni dei viaggiatori del passato, unendo la curiosità per la storia con l’apprezzamento per l’eccezionale storia naturale, l’ambiente e icoloro che vivono in questo straordinario e complesso territorio.

Claudio Sannino è un geologo e una guida ambientale escursionistica. Racconta i segreti della terra tra vette, sentieri e pura passione per la montagna.

Napoli Rurale è un progetto finanziato dalla Regione Campania con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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