Serbatoi di alluminio, cassette di legno, bottiglie. Siamo in piena vendemmia e nell’azienda Di Maro fervono le attività. Su quattro ettari di cui quasi un terzo a vigneto Paolo ha continuato l’attività di famiglia. A Chiaiano conduce un’azienda agricola e vitivinicola, effettuando anche attività di trasformazione e produzione ortofrutticola. Mentre parliamo, suo figlio piccolo ci porta il caffè.
L’azienda ha l’età di mio nonno: lui aveva un piccolo vigneto per uso proprio. Man mano si è ingrandita con mio padre. Io sono andato ancora un po’ più avanti: dalle vecchie botti sono passato alla vinificazione moderna di falanghina la coltivo e la trasformo in bottiglia. «La svolta da mio nonno me l’ha impressa l’esigenza del consumatore. Il tipico vino del contadino oggi non va. C’è bisogno dell’ammodernamento: di sapere fare e soprattutto di proporre quello che fai in un certo modo.
Paolo ci porta a vedere i vigneti e i trattori. Siamo a pochi passi dal centro abitato.
Stare qui è stata una scelta. Ho scelto le radici. Non ho mai pensato di portare l’azienda altrove, faccio quest’attività anche per il posto dove sono nato. Mi fa piacere produrre e vivere qui, questo è un territorio adatto alla produzione vinicola e mi dà delle soddisfazioni».
Anche se l’azienda produce in gran parte vino, il lavoro non si ferma al periodo della vendemmia.
Di solito mi sveglio alle quattro e mezza, d’estate. S’inizia con la raccolta dell’uva a settembre, per finire con i travasi a novembre. Non tutti tipi di vino si raccolgono nello stesso periodo. Il lavoro in cantina è costante tra travasi, imbottigliamento etc.. D’inverno si gestisce la cantina e si lavora la campagna per l’estate. E poi ho la frutta estiva. Quindi lavoro a tempo pieno, 365 giorni all’anno.
Paolo ci spiega le fasi del processo di vinificazione: le uve vengono pigiate, ammostate e poi svinate e portate in deposito.
L’azienda oggi sta sui mille ettolitri all’anno, non solo con uve proprie; le altre le compro in terreni certificati. Oggi siamo su ingrosso e dettaglio sfuso in zona, e rifornisco rivenditori. Ora mi sto attrezzando anche per produrre un’etichetta aziendale “Cantine Paolo di Maro”. Questo è il primo anno che siamo usciti con Aglianico, Piedirosso e Falanghina DOC Campi Flegrei, Falanghina e Aglianico IGP, Rosso e Bianco Campania.
Paolo partecipa a Vinitaly. Racconta che l’estero ha una grossa attenzione per i vini italiani, ma è complicato poiché c’è sempre bisogno di un broker, senza il quale la vendita diretta non si può fare.
Io ho la licenza di produttore, vinificatore e imbottigliatore. Questo nel mercato italiano dovrebbe facilitarmi ma non è così, perché ci sono sempre i colossi che la fanno da padrone. I costi di gestione, in base a come si lavora, sono alti, ma c’è anche un ritorno.
Rispetto ai prezzi base e al guadagno degli intermediari, Paolo ci spiega che il rapporto tra cantina e enoteca è praticamente il doppio, se non di più. Il costo di base è imposto dalla grande distribuzione.
L’azienda produce anche nel settore ortofrutticolo: ciliegie, prodotto tipico della zona di Chiaiano, albicocche, pesche, prugne e altra frutta estiva, infine gli agrumi. Quando la produzione supera lo smaltimento con la vendita diretta, Paolo, come altri suoi colleghi della zona, smista i suoi prodotti al mercato aziendale.
Come associato e come produttore ho creato assieme ad altri colleghi giovani coltivatori l’APC – Associazione Produttori Ciliegia, volta a valorizzare e promuovere questo prodotto e cercare di metterlo alla pari ad altri prodotti d’eccellenza come la mela del Trentino. Purtroppo siamo sottoposti a degli intermediari. Questa difficoltà potrebbe essere superata se cambiassimo il modo di vedere le cose. Ci vorrebbe un po’ di associazionismo, di mutua collaborazione. Da parte mia, cerco di introdurre questi discorsi tra i vari produttori per iniziare questo processo. È l’unione che fa la forza, il piccolo da solo non ce la fa. Le istituzioni ci sono vicine ma relativamente: lanciano l’input ma non c’è una formazione per iniziare questo percorso. Molto spesso i singoli sono scettici e si sentono abbandonati.
Paolo racconta il suo sogno – comune a molti dei produttori intervistati in questo progetto – di ingrandirsi.
Avendo intrapreso un’attività che è nata con mio nonno che lavorava a mano, poi con mio padre e poi con me che ho dato una bella svolta di ammodernamento, vorrei lasciare qualcosa di molto più grande ai miei figli e al territorio dove sono».
Di Maro ha una visione molto precisa dell’area nord di Napoli.
Fino ad ora ci hanno fatto un manifesto nero: Chiaiano uguale cave, discarica. Non è così. Possiamo dimostrarlo con i prodotti che riusciamo a produrre qui, noi siamo controllati da istituti competenti sia per i residui fitosanitari che per la salubrità. Io sono più che certificato da più enti e organi.
Siamo a ridosso del centro urbano, vicinissimi alla zona ospedaliera e al centro storico: una vera e propria campagna in città.
Questo dovrebbe essere un pregio, un valore aggiunto da far conoscere ai cittadini. Ci sono varie attività legate all’agricoltura: agriturismo, fattorie didattiche. L’unica cosa che manca e la pubblicizzazione di questa cosa. Noi come agricoltori scontiamo la negatività dello stare vicino la città, mentre sarebbe bello usufruire dell’aspetto positivo: far venire i cittadini qui, fargli vedere. Loro non sanno, non conoscono. Non c’è volontà di divulgazione di quello che per me è un tesoro della città. Non c’è bisogno di andare in Trentino per vedere estensioni di mele e vigneti. Noi li abbiamo a due passi da casa nostra. Li abbiamo qui e non li conosciamo. Invito tutti i cittadini di Napoli a venire a visitare la zona di Chiaiano.
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