Rippa: due generazioni di apicoltori in città

Francesca Saturnino, 27 Luglio 2026

Agristorie

Quando arriviamo, Carmine sta usando un affumicatore, serve per tranquillizzare una delle tante colonie di api che la famiglia Rippa ospita nella sua azienda. Siamo lungo la Strada Comunale Principe, una diramazione di via Nuova Toscanella, la strada che congiunge il centro di Napoli con l’hinterland partenopeo. Mentre un gallo canta in sottofondo, Carmine tira fuori un telaio per osservare il favo dentro le arnie e controllarlo. Ci sono moltissime cassette di legno colorate e numerate, l’una sull’altra. Le api svolazzano tutte intorno, in mezzo agli alberi di limoni.

Seduto tra le cassette c’è Antonio Rippa: ventidue anni, tuta gialla, assomiglia molto a suo padre, che fondò quest’azienda di circa settemila metri quadri nel 1986.

Noi siamo un’azienda a gestione familiare, oltre a me ci sono gli altri miei tre fratelli. Siamo un’azienda apistica biologica: questo comporta il rispetto della natura e della produzione, ovvero ridurre o azzerare completamente l’uso di prodotti fitofarmaci di origine chimica a favore di quelli naturali. Mantenere uno standard biologico non è semplice ma i risultati si vedono.

Oltre ad allevare api, l’azienda coltiva frutta e ortaggi, mele annurche, pere, susine, ciliegie, albicocche e verdure tipiche del territorio di Chiaiano, torzelle e ‘vruoccol do’ vommer’.

Dalle api di Rippa ricavano miele, polline e pappa reale. Miele e polline seguono i cicli di fioritura delle relative specie di piante e vegetali, mentre la produzione della pappa reale dipende dalla funzionalità specifica della colonia di api su cui si produce. Il periodo della produzione di miele va dalla primavera alla fine dell’estate; nel periodo invernale le api sono in una fase di riposo. Antonio ci spiega che le attività che si svolgono d’inverno sono più che altro di controllo, onde evitare che determinate patologie possano colpire le api nella fase di riposo, evitando il rischio di indebolire le singole colonie in relazione alla produzione di miele.

L’azienda Rippa ha quattrocento arnie e produce circa centoventi quintali di miele l’anno. Il numero di api varia dal periodo: in inverno l’azienda ospita circa trentamila api a famiglia, mentre nel picco di produzione ci sono fino a centomila api, a volte anche di più.

La cosa cui dobbiamo stare più attenti è la nostra tempestività nell’andare a smielare il miele che le api producono. Produciamo vari tipi di miele, tra cui il monoflora, che ha delle caratteristiche chimiche e organolettiche conferite dalla specie botanica dal cui fiore l’ape va a ‘bottinare’. Di conseguenza, se un miele di un certo tipo di specie botanica permane all’interno dell’arnia più tempo del necessario, c’è il rischio che venga inquinato dall’importazione di miele di altre specie botaniche.

Antonio è cresciuto in mezzo alle api ed è al quarto anno di Medicina veterinaria. L’azienda ospita regolarmente anche tirocinanti universitari e partecipa a progetti didattici e formativi.

Così mi occupo dell’aspetto anche più tecnico-scientifico della conduzione dell’azienda apistica. Collaboriamo con diverse università per ricerche.

Ci spiega che le api sono insetti molto intelligenti ed evoluti; all’interno della loro arnia, per comunicare, emettono sia dei ferormoni che segnali fisici. Si tratta di una specie di danza a forma di otto, che fanno sul favo, attraverso la quale indicano alle altre compagne la distanza per trovare campi o aree in cui ci sono fiori da cui nutrirsi.

Siamo a pochi chilometri dal Vomero e dal centro città. Io sono nato e cresciuto qui, quindi per me è del tutto normale vivere in campagna, a contatto con la natura e gli animali. Ricordo che quando ero piccolo e il pulmino mi riaccompagnava a casa da scuola, tutti i bambini rimanevano entusiasti. Per loro, quei pochi secondi di sosta qui erano come una piccola gita fuori porta.

Suo padre Carmine, fondatore dell’azienda, racconta che la gente spesso ha paura delle api.

Dicono: che schifo le api! Io rispondo: non avete idea di cosa siano questi animali.  L’apicoltura è sempre stata un po’ come la Cenerentola dell’agricoltura, ora le cose stanno pian piano cambiando. Anche alla luce di questi pregiudizi, io non devo dare l’impressione che le api siano qualcosa che fa male, dare un’immagine cattiva dell’insetto. È da tanto tempo che faccio l’apicoltore. So come muovermi, è inutile stare lì bardati fino alla testa. 

Negli ultimi tempi Napoli è interessata da un boom di turisti, ma l’area nord non sembra esserne interessata. Antonio racconta.

Eppure qua vicino c’è un B&B. A volte vengono dei turisti francesi, che hanno scoperto questa zona e comprano i nostri prodotti.

I Rippa effettuano la vendita al dettaglio ai clienti che si recano in azienda, ma partecipano anche ai mercatini domenicali tra centro storico di Napoli e Fuorigrotta.

Nonostante questo, gran parte della nostra produzione viene venduta all’ingrosso agli invasettatori, per cui il guadagno non è alto. In quanto produttori di pappa reale, siamo soci del CO.PA.IT. che è un consorzio che tutela l’immagine del produttore di pappa reale, però non incentiva molto la vendita dei prodotti in azienda. Nell’area nord esistono dei consorzi di produttori, ma non hanno dato risultati tangibili. Sarebbe auspicabile che i produttori della zona avessero idee comuni e si sapessero muovere per valorizzare i loro prodotti e farli competere anche con un mercato più grande, oltre che quello locale. Purtroppo i cittadini non sanno cosa c’è oltre la zona ospedaliera. Si fermano lì e non vanno oltre. Questa zona è stata infangata, maltrattata, non valorizzata. Basterebbe aprire gli occhi e venire a fare un giro per vedere quello che c’è realmente.

Ecco la scheda di Apicoltura Rippa!

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Francesca Saturnino, classe 1987, è critico teatrale, giornalista, insegnante. Scrive su quotidiani nazionali e riviste (Il manifesto, Il Mattino, Doppiozero, Espresso Napoletano). La sua  passione sono le interviste, per scovare storie, personaggi, luoghi desueti e raccontarli mantenendone viva la memoria.

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