Scaffali di verdure freschissime e colorate, semi, pomodori del piennolo, frutta di stagione. A via Santa Chiara, nel cuore del centro storico di Napoli, c’è una piccola oasi di bellezza che si chiama L’Orto va in città.
Ad accoglierci Simone Mollica, trentunenne napoletano che, dopo una laurea in Economia politica e relazioni internazionali, spostamenti tra Roma, Milano, Bologna, Spagna e diverse esperienze di lavoro dipendente, ha deciso – in totale controtendenza – di rilevare la bottega di Marialuisa Squitieri, ‘contadina combattente’ di Poggiomarino, da cui tuttora si rifornisce.
Marialuisa non riusciva più a conciliare il lavoro nei campi e il negozio. Così, dopo vari passaggi, ho deciso di prendere questo treno in corsa. Ho sempre avuto il miraggio della carriera. Poi ho capito, scontandolo sulla mia pelle, che quella vita non mi piaceva.
Caratteristiche de L’Orto va in città sono la provenienza locale e la qualità dei prodotti.
Mi rifornisco negli orti di Maria Luisa a Poggiomarino, a Somma Vesuviana, a Bosco Trecase, in Costiera, Cilento, se capita anche a Napoli.
Simone si rifornisce di verdure tre volte a settimana ed effettua consegne a domicilio. Sugli scaffali borragine, tarassaco, portulaca, broccolo nero, torzelle.
A parte la qualità, m’interessa la riproposizione in tavola di qualcosa che non deve perdersi.
Verdure antiche e stagionalità del prodotto, dunque. La bottega si presenta come un punto di ritrovo per chi vuole mangiare bene e sapere cosa mangia, portando avanti un discorso politico sul chilometro zero. In un contesto in cui il bio va sempre più forte, non è sempre oro tutto ciò che luccica; soprattutto non sempre il biologico è locale.
Oltre frutta e ortaggi, Simone tratta anche prodotti locali come miele, marmellate, pomodorini del piennolo, olio, latticini di aziende in cui le mucche devono mangiando almeno il settanta per cento di erba. L’alternativa era che quest’attività chiudesse e che al suo posto aprisse l’ennesimo bar.
Mi ha spinto il senso di appartenenza alla mia terra. Attraverso un’offerta commerciale non standardizzata e che abbia a cuore le radici, vorrei riuscire a portare un’ondata di freschezza. Il centro storico rischia di diventare un luogo ad uso e consumo dei turisti, un posto senza radicamento. Io non vado personalmente a zappare la terra ma cerco di ‘spacciare’ cose belle attraverso una rete di produttori locali che vengono a portarmi i loro prodotti. Io li assaggio e dialogo con loro. Laddove non è possibile il locale mi rifornisco al mercato equo e solidale. Il punto è riuscire a strutturare un percorso sull’eccellenza e sulla sostenibilità. Non comprare frutta e verdura solo per sfamarsi ma fare un discorso sulla qualità, provare a fare cultura anche sull’alimentazione.
I clienti già affezionati – avvocati, biologi, nutrizionisti ma anche studenti ‘consapevoli’ – oltre che per il cibo frequentano questa bottega anche per un modo più umano di rapportarsi.
M’interessa fare rete tra i commercianti, noto che la maggior parte delle volte manca l’accoglienza. Sarebbe bello fare un circuito, mettersi insieme e creare un percorso esperienziale collettivo in cui si propongono dei modelli virtuosi di consumo altro e consapevole.
Ecco la scheda di L’orto va in città!
Scopri gli altri luoghi della mappa urbano/rurale!
Segnala un luogo da aggiungere alla mappa!
